Trifulau e Tabui: Storia di un’Anima Sola (anzi, Due)
Lo sapevi che nelle Langhe ci sono riti antichi, legati alla terra, alla tradizione, alla complicità silenziosa tra natura, animali ed esseri umani; uno tra questi è sicuramente la ricerca del tartufo bianco, protagonista indiscusso di questa terra.
La ricerca si fa in autunno (da ottobre a gennaio), quando le colline sono spoglie dalle viti e avvoltre nella nebbia, tradizionalmente di notte o all’alba perchè il buio protegge i segreti del cercatore dai rivali ma, soprattutto, l’aria fredda e umida della notte trattiene i profumi, aiutando il cane, il vero grande protagonista di questa liturgia. E’ lui infatti che annusa, cerca freneticamente e scava con energia ma anche con estrema attenzione. Non esiste una razza unica (anche se il Lagotto Romagnolo è celeberrimo), spesso sono fantastici meticci dal fiuto formidabile.
Con il cane (Tabui), l’altro protagonista è Il Trifulau (Il cercatore), spesso descritto come una figura solitaria, un tempo un po’ misteriosa. Cammina leggero, conosce ogni albero del bosco (le querce, i tigli, i pioppi, i noccioli) e custodisce i suoi “posti segreti” come un tesoro di famiglia. I suoi strumenti sono semplici: un bastone e lo sapulin (una piccola zappa per scavare con delicatezza).
Il momento più importante è ovviamente il ritrovamento e l’estrazione, il cane si blocca per dar spazio alla mano ferma e precisa dell’uomo, è il momento in cui emerge la pepita d’oro bianco, imperfetta, che profuma di terra e di bosco,
La buca viene sempre ricoperta, non solo per nascondere il posto ma anche a proteggere le radici dell’albero per permettere la nascita di nuovi tartufi. Questo rito è diventato Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO.
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