LA SACRA DI SAN MICHELE: l’abbazia che sfida le nuvole.

La Sacra di San Michele non è “solo” un’abbazia medioevale affascinante e misteriosa ma prima di tutto un luogo dell’anima, sospeso tra cielo e terra. Un vero e proprio “gigante di pietra” che da oltre mille anni, dall’alto dei 960 mt del Monte Pirchiriano, osserva e veglia sulla Val di Susa. Inizialmente custodito dai monaci benedettini, dal 1837 è affidato ai padri rosminiani. La storia, la spiritualità, la natura che la circonda hanno ispirato lo scrittore Umberto Eco per il suo best – seller “Il nome della Rosa” e l’hanno portata ad essere designata “simbolo del Piemonte“.

Varcare la soglia della Sacra significa intraprendere un viaggio in verticale, iniziando dallo Scalone dei Morti, ripido scalone in pietra, ricavato dalla nuda roccia, risalente alla metà del XII secolo, per arrivare al Portale dello Zodiaco capolavoro di scultura medievale che ci ricorda come, per i pellegrini di un tempo, questo fosse un punto di passaggio tra il mondo terreno e quello celeste. Una volta raggiunta la balconata lo sguardo si perde in un orizzonte infinito che comprende Torino, la pianura e le vette delle Alpi, entrati in chiesa si viene avvolti dall’architettura romanico-gotica dell’iniziale costruzione ma anche da preziose opere di artisti del XVI secolo, come il trittico di Defendente Ferrari.

La storia della Sacra ci ricorda anche che la sua costruzione è legata a filo stretto, anche se invisibile, alla costruzione di altri monasteri dall’Irlanda alla Terra Santa, alla basilica in Gargano, tutti uniti al culto longobardo di San Michele.